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Elianto

La mia culla è poesia ansiosa di svelarmi quello che ti incanta.
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Dieci brani: paradigma di poesia in musica.
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December 09

Cronaca di un caso umano non annunciato

“Uno dei ragazzi sostiene che nella circostanza un colpo di manganello gli avrebbe rotto gli occhiali”.

Uno dei ragazzi, intervistato da decine di cronisti con taccuini e registratori, dice che era in prima linea, a braccia alzate, dietro le transenne; dice che quando la transenna è caduta (dalla sua parte) un celerino gli si è avventato contro col manganello colpendolo al volto e rompendogli gli occhiali. Dice che la carica “non è stata chiamata”, che è stata una folle decisione presa da due o tre celerini un po' inquieti, che saltellavano sul posto e non riuscivano a tener fermo il braccio armato.

Con un flashback (ops, retrolampo) torniamo a qualche minuto prima. Il suddetto ragazzo, dopo aver constatato che non riusciva a vedere perché non aveva più gli occhiali, si lanciava rabbioso contro la transenna (di nuovo eretta a limite invalicabile). Lì inveiva contro il questore e la dirigente Digos chiedendo spiegazioni. Loro ribattevano che aveva ragione, che non avevano motivo di caricarli e che “questi sono di fuori, non vi conoscono” (Dirigente Digos dixit). Il ragazzo dopo aver compreso, dopo 19 anni, che una persona per non picchiarti deve conoscerti, sente montare la rabbia. E con essa le lacrime. Di impotenza, di frustrazione, di incredulita, ché dolore, se ce n'era, era poco.

Subito dopo ascolta per caso la versione ufficiale degli avvenimenti: il ragazzo si è rotto gli occhiali da solo contro la transenna. Rimane costernato.

A mente fredda il ragazzo commenta con gli altri manifestanti. Ricorda l'assedio al rettorato, le spinte per entrare, le grida e la forza dell'assalto. Ricorda soprattutto la lucida fermezza dei poliziotti. Voi spingete, noi non vi facciamo entrare. Voi non caricate, noi non carichiamo.

Poi pensa a quanto appena accaduto. Pensa che c'erano tre metri fra le transenne e i celerini schierati. Non c'era nessuna tensione particolare.

Si va al pronto soccorso: non ci sono fratture, solo una contusione.

Uscendo dalla sala di radiologia, un signore con un bimbo a fianco si rivolge al nostro ragazzo: “Allora, la salvate sta università”. Il ragazzo lo guarda, un po' incredulo un po' colpito e risponde: “Ci stiamo provando, certo con le manganellate sul viso è un po' difficile.”

L'uomo gli sorride, gli esprime la sua solidarietà e si congeda.

Poi il ragazzo torna a casa, tranquillizza parenti, amici e fidanzata, prende un libro, trova a memoria la pagina che gli interessa e legge:

-Capitano, dimmi che quello per cui ci siamo battuti non era sbagliato.

-Non l'ho mai pensato, nemmeno per un momento.

Una sconfitta non pregiudica la lotta. Seguimos en combate.


Il ragazzo.

[www.atitoloprecario.splinder.com]

November 27

Marlene - Atto III

Teatro dei Rozzi, Siena - 26 Novembre 2008 - ore 21.00

Il presente intervento non ha nessuna pretesa di commentare il concerto di ieri.
Il sottoscritto ha già esaurito tutti gli aggettivi a sua (modesta) disposizione per definire, esprimere, circostanziare, i risultati che il Fenomeno Marlene suscita sulla sua persona.
Scrivo per dire, invece, della diversità di questo concerto dagli altri due visti.
Scrivo per dire della sorpresa di riscoprire certi pezzi, sopiti negli ascolti di alcuni anni fa, negli ascolti ossessivi di un album dopo l'altro.
Scrivo di un concerto con "La mia promessa", "L'abbraccio, Danza, Fingendo la poesia, "Sorriso": pezzi rari, in tutti i sensi.
Scrivo di un concerto senza "Musa".
Scrivo di un concerto con "La canzone che scrivo per te" fatta con chitarra acustica e violino.
Scrivo di un concerto con "Sonica" completamente riarrangiata e con una spora finale di 15 minuti.
Scrivo di un concerto con la chiusa da spasmi di "Nuotando nell'aria".
Scrivo di un concerto dei Marlene Kuntz, quindi necessariamente sorprendente.

Ok, solo uno, solo un aggettivo: S-U-P-E-R-B-O
Ovvero, seguendo il De Mauro:
compiaciuto... come Cristiano
soddisfatto... come il pubblico
tronfio... come il secondo e il terzo rientro in scena
impettito... come Lagash
altissimo... come il teatro
furioso... come la spora di Sonica
violento... come Fantasmi
ammirevole... come Riccardo, Davide, Luca
eccellente... come la Marlene.

...cmq sì, mi trovo a bene a Siena.

September 26

La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera


Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.



Inseguire un sogno o un profumo non è poi molto diverso.
Il vento, i ragni, la luna, il polline di Dio sono dalla mia parte.
Raccolgono, cuciono, tessono, e fanno sorridere.
Suonare una foglia di fiori, cantare la leggerezza dell'amore, o l'amore per la leggerezza solo per assaggiare le tue labbra di miele rosso.
Cadere sul fieno è un lento abbandonarsi a un lungo ballo. Ma prima suono una chitarra solo per vedere il rame della tua rosa.
Non ti ho presa, mi sei sfuggita, ma la fortuna mi sorride (merito del polline di Dio) seppur spettinata dai venti della sera (quelli che hanno raccolto i tuoi pezzetti). Non ti ho preso nemmeno alla stazione, il
tailleur grigio ti fa evaporare come il fumo. Si dirada solo per far posto al profumo del destino (un assassino?).
Ma non importa.
Aspetterò domani per avere nostalgia.
La libertà, la fantasia, la natura e l'anarchia.
Belle ed ebbre, tristi e adombrate.
Mi commuovo.

September 11

Umanità


"Allora mi sorprendo a immaginare
Tutti quelli che davanti ad un televisore
Si sorprendono a guardare anche senza voce
Tutto quello che si muove

Allora mi sorprendo a immaginare
Tutto quello che si muove nella vita intera
Senza mai passare neanche per un'ora
Nel televisore di nessuno

Allora mi sorprendo a immaginare
Che qualcuno e certamente più di uno
Sia convinto che sia vero
Solo quello che si muove
Nello schermo nero"



Pullula il mondo di un'umanità varia e sorprendente, pullulano le stazioni, le piazze, gli aeroporti, i concerti e i grandi magazzini. Strabuzzate gli occhi, tendete le orecchie, affinate le narici. L'umanità sta strillando, strepitando. Si quieta.
Riesci a cogliere l'afflato universale, l'enorme sofferenza?
Riesci a com-patire?
Riesci a usare la tua solitudine per godere del Sentimento Oceanico?
Non ci sono schermi.
Solo quello che si muove fuori dallo schermo nero... è vero.
August 28

Le nuvole di Faber

Le Nuvole (1990)

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con un rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vengono
vanno
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte e si mettono lì
tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia

Aristofane sferza la sua satira a destra e a manca, a Socrate e ai Socratici che contemplano le Nuvole.
Le Nuvole del potere, quelle che si frappongono tra l'Uomo e il Cielo, tra l'Uomo e il Sole, tra l'Uomo e la Verità.
E la filosofia socratica è tutta un'impostura, un bieco tentativo di fuorviare i semplici; e con lei la satira politica, il poeta, il musicista, lo scienziato e il filosofo.
Tutto il "nuovo" inganna.

Le Nuvole di Faber sembrano diverse:

"le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. Nella seconda parte dell'album, si muove il popolo, che quelle Nuvole subisce senza dare peraltro nessun evidente segno di protesta." [cit. Fabrizio De Andrè, 1990]

E la canzone omonima che apre il disco è uno splendido esempio di Poesia alla De Andrè.
Sono finte le Nuvole, sono fatte di aria, si sgonfiano, sono fatte di nulla, ma noi le guardiamo, ci oscurano la vista, ma continuiamo a guardarle.
Potremmo ribellarci, rifiutarci di sottostare, ma l'unico "coro di vibrante protesta" che siamo capaci di produrre è niente di più che un cicaleccio, insulso e beffardo.
 
Cinque libri simbolo, in nessun ordine.
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I più grandi 5 del basket, in ordine.